Cromocracy
22 aprile – 31 ottobre 2022
Castello Gallery
59 Esposizione Internazionale d’Arte
Biennale di Venezia
“L’apologo di Herrero può indurre una sorta di paralisi della volizione: l’artista, con la drasticità laconica che da sempre lo contraddistingue, pare dirci che nessuno spazio di libertà sia oggi ipotizzabile. Eppure un dettaglio, solo in apparenza naturalistico, forse ci dice qualcosa di diverso. I sacchi di sabbia che ha voluto aggiungere all’insieme, infatti, sono un segno di resistenza: una resistenza affidata a quello stesso colore che, nella stanza adiacente, ci satura del suo rumore. Dove è il pericolo, sempre, cresce anche ciò che dà salvezza”. Andrea Cortellessa
Nella mostra Cromocracy Herrero riflette su aspetti cruciali dell’attualità. La recente conflittualità alle porte dell’Occidente, il riaffiorare del passato attraverso una retorica minacciosa che si credeva superata, i rapporti tra storia, individuo e potere politico vengono interrogati tramite un ciclo pittorico e una installazione site specific.
La ricerca pittorica di Herrero si muove in un territorio di confine tra figurativo e non figurativo e spesso l’elemento cromatico viene elevato a contenuto concettuale del lavoro, dove l’individuo, il contesto naturale e la storia sono categorie sulle quali l’artista riflette, offrendo la sua personale interpretazione attraverso tematiche quali il ritratto, o il paesaggio. La prassi lavorativa, per sottrazione, e la forte presenza cromatica tramite l’uso dei colori puri, ci mette davanti a una pittura essenziale e luminosa. Herrero dichiara di aderire alla tesi di Majakovskij a proposito di economia in arte quale regola fondamentale di estetica e ‘antidoto contro la nausea e l’eccesso’. Negli ultimi anni ha dedicato speciale attenzione al concetto di Osservatorio e al rapporto uomo-contesto naturale, riflessione dalla quale emergono i lavori degli ultimi anni sul concetto di Saturazione.
La mostra è introdotta da un saggio di Andrea Cortellessa, storico e critico della letteratura, e sarà accompagnata da un catalogo edito dalla casa editrice Magonza.
Nella mostra l’artista si è servito dei due spazi di cui è composta la galleria per instaurare un dialogo binario tra due soggetti diversi tra di loro. In entrambe le sale la pittura è messa a confronto con elementi domestici, oggetti, indumenti che riportano alla mente l’idea di casa, dimora.
Nelle grandi tele Herrero come sua consuetudine, ritorna sul concetto di saturazione tramite l’uso dei colori puri. Le immagini emergono attraverso un processo di sottrazione della materia pittorica, e come nella stampa fotografica tramite la gestione del bianco del supporto si ottengono le sfumature che danno forma all’immagine.
Nello spazio principale della galleria, con un grande ciclo di cinque tele verticali appoggiate a terra, l’artista ha concepito un dialogo tra figurazione e astrazione. Le tele sature, dal forte impatto cromatico, raffigurano un intreccio gestuale che rimanda alla trama di tessuti o arazzi, ma anche allo scorrimento della fitta rete di codici numerici e simboli crittografici del linguaggio digitale, che rimandano direttamente alla simbologia cyber del volto de-saturato di Julian Assange.
Di fronte al grande ciclo pittorico, troviamo una stanza arredata a camera da letto in stato di caos, abbandono, fuga precipitosa dei suoi abitatori. Questa ostenta nella parete sopra al letto un paesaggio, una grande tela saturata al magenta che riproduce un fungo atomico. L’immagine è tratta da un fotogramma del filmato eseguito dall’esercito americano durante la prima di una serie di esplosioni atomiche sperimentali note come operazione Crossroads, iniziate nel 1946 nelle acque dell’isola Bikini, nell’atollo delle Marshall, paradiso naturalistico del Pacifico diventato poligono nucleare, che subì 67 esperimenti atomici in 12 anni.
Sospeso nel bianco della parete divisoria tra i due ambienti principali, come un occhio indiscreto, un piccolo specchio convesso di manifattura veneziana ci ingloba e deforma insieme all’ambiente circostante.
«…si tratta di un confronto tra la situazione personale di un individuo isolato e quella di una famiglia integrata. Da un lato Assange, un volto che nel nostro immaginario appartiene al futuro, a un utopico progresso digitale e tecnologico, ma che vive da anni ancorato a obsolete logiche vendicative e punitive tipiche della nostra cultura; dall’altro una normale abitazione occidentale di una qualsiasi città europea, una dimora (qualcosa che Assange non possiede da molti anni) che all’improvviso si trova nel caos, sottosopra, rovesciata. Come spesso vuole la tradizione, a decorazione della camera, sul letto troviamo un paesaggio; ma non è una scena bucolica bensì una immagine che ci riporta agli anni del terrore del secolo scorso.
A differenza dello spazio piatto, bidimensionale, astratto e rarefatto che ospita le saturazioni e il ritratto di Assange, la stanza da letto rappresenta lo spazio analogico, fisico, tridimensionale e materiale di un presente carico di violenza che pensavamo lontano alle nostre spalle. Alle finestre della camera e dell’intera galleria, come a difesa dell’arte, ormai l’unica forma di ribellione possibile, i sacchi colorati di una cromo-trincea. Cromocracy è una riflessione sull’attualità, sul fatto che il futuro che immaginiamo come il passato che conosciamo, sono entrambe fragili categorie deformabili e manipolabili dal presente».
Cromocracy – Abel Herrero
di Andrea Cortellessa
200 x 240 cm
240 x 200 cm
240 x 200 cm
240 x 200 cm
240 x 200 cm
240 x 200 cm
240 x 200 cm